Il significato del disegno infantile

Il significato del disegno infantile

Ogni disegno è espressione di chi lo esegue: il bambino “comunica” attraverso i suoi scarabocchi e i suoi disegni, i quali riflettono il suo mondo interiore, il suo stato d’animo, il suo vissuto, le sue paure. Per questo, il disegno del bambino diviene importante strumento d’indagine del suo rapporto con il mondo degli adulti. Vista una tale significatività, è facilmente comprensibile perché da sempre venga attribuita molta importanza all’interpretazione del disegno infantile.

Il disegno si evolve parallelamente al procedere degli stadi maturativi del piccolo, a partire dalla fase dello scarabocchio (1-3 anni circa) fino a quella del disegno vero e proprio (6 anni circa), nella quale il bambino, grazie alla maggiore maturazione psicofisica, ha acquisito maggiore padronanza dei suoi movimenti. Gli stadi non vanno intesi in senso rigido: nell’evoluzione infantile vi sono sempre regressioni e precocità, e su queste incidono molti fattori come la motivazione, l’interesse del momento, l’esercizio.

Fase dello scarabocchio

In questa fase, comune a tutti i bambini e trasversale ad ogni cultura ed etnia, il bambino scopre di essere in grado di produrre tracce, di incidere cioè sulla realtà circostante: da scoperta casuale, la traccia diventa progressivamente il motivo del gesto, il bambino sceglie dove orientare i suoi movimenti fino ad attribuire loro un significato, compare cioè un’intenzionalità rappresentativa. E’verso i 3 anni che ha inizio la vera e propria fase figurativa del disegno infantile, laddove gli scarabocchi diventano comprensibili anche agli occhi adulti. In questo momento di transizione dallo scarabocchio al disegno assistiamo ad una nuova complessità delle forme, delle figure e del contenuto rappresentato.

Il disegno

Il disegno riflette lo stato emotivo del bambino, derivante dal suo temperamento e dalle influenze dell’ambiente in cui vive. Tra i 4 e i 5 anni il bambino si trova nella fase del realismo mancato (Luquet, 1969), nella quale la sua intenzionalità rappresentativa è ostacolata da fattori legati al suo stadio maturativo: discontinuità dell’attenzione, inesattezza grafica e delle proporzioni.                                           Verso i 5-6 anni il bambino entra nella fase del realismo intellettuale, nella quale la realtà viene rappresentata non in base ad un criterio visivo bensì in base a ciò che è vissuto come significativo dal bambino, mentre è solo in una fase successiva, quella del realismo visivo, che il bambino inizia a cogliere la mancanza di corrispondenza tra ciò che rappresenta e la realtà, aggiusterà quindi le proporzioni e dimensioni dei suoi disegni, rendendoli più realistici.

Dall’omino testone al disegno della persona

Il corpo umano è oggetto di percezione privilegiata: questo è dimostrato dalla frequenza con cui viene rappresentato nei disegni. La sua riproduzione ci fornisce importanti informazioni circa l’immagine e la percezione che un bambino ha del proprio corpo: nel disegno della persona il bambino infatti proietta inconsciamente la propria immagine di se stesso.

Le fasi di evoluzione del disegno della persona riflettono gli stadi evolutivi attraversati durante il processo di crescita e possono essere schematicamente riassunte così:

–          3-4 anni: il disegno rappresenta un omino costituito da una sfera (la testa) da cui dipartono dei segmenti che rappresentano braccia e gambe. Gradualmente il volto si arricchirà di particolari.

–          4 anni e mezzo circa: primi accenni del tronco

–          5 anni: comparsa della pupilla e di elementi vestiari, l’omino diventa più riconoscibile

–          A 6 anni lo schema mentale del proprio corpo è più completo, la figura umana disegnata risulta completa nelle sue parti.

 

Il disegno dell’albero

Rappresenta la stessa persona che lo disegna, può fornire indicazioni utili sulla personalità di chi disegna, a qualsiasi età lo si esegua. Dall’analisi di questo disegno, fatta su più livelli (grafico, formale, di contenuto), possiamo trarre indicazioni circa la parte inconscia del disegnatore, la percezione di sé (come debole o forte) e sul suo modo di affrontare la realtà e di relazionarsi con l’ambiente in cui vive.

Il disegno della famiglia

Ci può fornire informazioni sul modo in cui il bambino vive le relazioni all’interno della sua famiglia. Sono diversi gli elementi che è necessario osservare: la posizione e le dimensioni dei diversi componenti della famiglia, il grado di vicinanza tra loro, in particolare come si colloca il bambino rispetto ai suoi famigliari. Vi sono alcune varianti di questo disegno che possono essere proposte ai bimbi più piccoli, in modo che sia facilitata la sua proiezione in ciò che disegna: chiedere di trasformare ciascun componente della sua famiglia in animale o in qualsiasi altra cosa il bimbo desideri, indagandone poi il motivo alla base della sua personale scelta.

 

Bibliografia consultata:

–          A. Ferraris Oliviero, “Il significato del disegno infantile”, Bollati Boringhieri, Torino, 1978

–          D.Passi Tognazzo, “Metodi e tecniche della diagnosi della personalità-I Test Proiettivi”, Giunti, Firenze,

–          E.Crotti, A.Magni, “Come interpretare gli scarabocchi”, RED ed.,Como, 2002

–          G.H. Luquet, “Il disegno infantile”, Ed.Armando, Roma, 1969

–          G.Pinto, “Te lo dico con le figure”, Giunti, Firenze, 2012